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Opzioni

Femminismo analogico: le pellicole artigiane di Kelly Egan, Rosalind Fowler ed Esther Urlus

Rossella Catanese
•
Martina Maria Mele
2021
  • book part

Abstract
Questo capitolo intende presentare tre studi di caso relativi alle pratiche cinematografiche di registe nei contesti dei laboratori d’artista che si propongono come esponenti di una controcultura mediale in favore delle pratiche analogiche, cioè la canadese Kelly Egan, l’inglese Rosalind Fowler e l’olandese Esther Urlus. Nei film di tutte e tre le registe è la materialità della pellicola che determina i processi visivi; essa viene rivendicata con la finalità di garantire la sopravvivenza dei formati analogici. Kelly Egan in c: won eyed jail (2005) e Athyrium filix-femina (2016) racconta la écriture feminine nell’associazione con la tradizione del lavoro sartoriale, citando le ricerche di Anna Atkins nella botanica e nella fotografia scientifica nel processo della cianotipia, praticata nelle decorazioni tessili del lavoro tradizionalmente “femminile”. Rosalind Fowler, influenzata da riflessioni su femminismo, folklore ed ecologia, realizza opere che rimandano ad un’esperienza tattile. Folk in Her Machine (2013) è una meditazione al femminile sul significato della globalizzazione e insieme sulla natura della regia cinematografica. Esther Urlus, fondatrice del laboratorio d’artista WORM Filmwerkplaats di Rotterdam, è autrice di Audition (2011) che usa found footage estratto da provini per un film erotico, in cui il contenuto delle immagini è veicolato e mediato da un lavoro effettuato in sede di stampa, manipolando gli strati cromatici e i filtri di colore.
Archivio
http://hdl.handle.net/11390/1206664
Diritti
closed access
Soggetti
  • Female Art

  • Experimental Film

  • Analog Cinema

  • Artist-run Lab

  • Femminismo

  • Cinema sperimentale

  • Film analogico

Visualizzazioni
8
Data di acquisizione
Apr 19, 2024
Vedi dettagli
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