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"Desde la cuchara hasta la ciudad": la construcción del espacio en las casas de José Antonio Coderch

C. Pirina
2017
  • conference object

Abstract
La famosa citazione attribuita all'inizio del '900 all'architetto tedesco Hermann Muthesius, fondatore del Deutscher Werkbund, spesso utilizzata da numerosi architetti, e in particolare da Ernest Nathan Rogers nel suo discorso pronunciato alla conferenza di Zurigo del 1946, e poi pubblicato in un articolo su Domus ‘Ricostruzione: dall'oggetto d'uso alla città’, rappresenta efficacemente l'opera di José Antonio Coderch. Città e dintorni rappresentano per l'architetto catalano i primi interlocutori del progetto, ma nelle sue opere lo spazio non è solo costruito attraverso elementi immateriali come la luce o le viste, ma anche modulato attraverso la costante interazione e integrazione tra la forma dello spazio stesso, i materiali di cui è composto e i dettagli costruttivi che lo caratterizzano. Questi dettagli si evolvono rapidamente in elementi che configurano le facciate dei propri edifici (le persiane)  sia che si tratti di case unifamiliari che di edifici più grandi dimensioni , e offrono una caratteristica qualità di variazione continua e modellazione, grazie alle possibilità offerta dal movimento delle lamelle o dal trasferimento tramite guide. Le persiane sono davvero "palpebre" che proteggono gli occhi interni dell'edificio e costruiscono spazi intermedi in cui la luce e l'aria vengono catturate e modulate prima di fare il loro ingresso negli spazi della casa. Tuttavia, la definizione degli elementi porta anche alla definizione dell'arredo (fisso e mobile) che definisce le pareti-intercapedine o le finestre-abitate e che, fin dai primi schizzi, costituiscono chiaramente uno dei materiali del progetto. Il carattere di questi elementi e il loro rapporto con gli spazi della casa si ispirano all'architettura rurale e al dibattito che, dalla seconda metà del decennio degli anni '10 del secolo scorso nei Congressi Nazionali di Architettura in Spagna, e attraverso le esperienze di GATEPAC in seguito, si interroga sulle radici mediterranee dell’architettura moderna, e si intreccia con il dibattito europeo sulla standardizzazione e la produzione a basso costo di oggetti e mobili. Disegni e schizzi dell'opera dell'architetto vengono confrontati con le immagini e i disegni raccolti nei primi testi (degli anni '20 e '30) che si occupano dell'architettura rurale spagnola. L’edificio indagato è la casa Uriach anche attraverso le immagini del fotografo Giorgio Casali, realizzate per gli articoli pubblicati sulla rivista Domus, conservati nel Fondo Casali nell'Archivio dell'Università IUAV di Venezia.
Archivio
http://hdl.handle.net/11390/1218988
https://ricerca.unityfvg.it/handle/11390/1218988
Diritti
closed access
Soggetti
  • J.A. Coderch, casas, ...

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