Per affrontare il tema del quale tratteremo è necessario in primo luogo chiarire che cosa si intenda per “restauro archeologico”. Questione solo apparentemente banale, ma che in realtà mette in gioco sia questioni disciplinari che operative. Se nella sua più comune accezione, il “restauro archeologico” identifica infatti gli interventi conservativi di manufatti e reperti mobili provenienti per lo più da operazioni di scavo, la stessa definizione viene spesso impiegata anche per richiamare le operazioni di “conservazione e
valorizzazione di manufatti architettonici ridotti allo stato di rudere”.