l discorso sull‘―antropocene‖, ovvero sulla nuova epoca della terra iniziata con la grande industrializzazione del secondo dopoguerra e determinata da un influsso dominante dell‘attività
antropica sui sistemi geologici e biologici del pianet
a, ha trovato nella filosofia, nell‘arte e nella letteratura tedesca dell‘ultimo decennio una grande cassa di risonanza. L‘antropocene sta segnando
secondo gli studi più recenti una degenerazione apparentemente irreversibile e potenzialmente catastrofica del delicato rapporto fra uomo e ambiente, marcando così una fondamentale crisi
dell‘idea di inesauribilità delle risorse naturali, della fede moderna in un progresso tecnologico che si fonda su uno sfruttamento sconsiderato di tali risorse, dell‘illusione
del controllo e di un pacifico
accasamento da parte dell‘uomo nella natura. È quindi naturale che la questione della crisi
ambientale, della revisione delle scali temporali geologiche e dunque la riflessione sulla finitudine della vita umana sulla terra, cui essa costringe, sia attualmente oggetto delle scienze umane in un
paese come la Germania in cui la coscienza e l‘allarme per l‘ambiente è storicamente radicato