Fantasmologia e fantasmatica come ampi dispositivi capaci, anche oggi, di indagare e distinguere i simulacri dagli eventi stessi. Utili, se non necessari, al confronto di lemmi come spirito e zoo, architettura effimera e monumentale, teatro e deriva, psicogeografie e happening, gabbie e pareidolie.
Come un miraggio, lo zoo torna a popolarsi. Lo spazio torna a essere ripartito da gabbie effimere, giochi di luci, ombre, specchi e trappole. Fino alla fine degli anni Ottanta il parco esibiva specie animali differenti, in un gioco perverso il progetto ribalta il fulcro di attrazione: non sono più gli animali, con la loro rassegnata follia, la ragione del vecchio zoo bensì gli umani.
Il reale e l’immaginario, il fantastico e il concreto, trovano luogo a ridosso delle mura monumentali
e attivano percezione, spazio, tempo, forme e dimensioni dislocando continuamente i punti di vista.
Lo zoo torna a popolarsi e il suo spazio torna a essere ripartito da gabbie effimere, giochi di luci,
ombre, specchi e trappole.
In lontananza sembrano apparire, al di sopra della cinta muraria, nuove forme di dimensioni sovrumane,
quasi impossibili da concepire se non negli echi di quei vecchi elefanti o giraffe che con la loro
mole potevano destare stupore. Elementi differenti dal consueto, mobili ed effimeri, oggetti sorprendenti che compaiono e scompaiono mossi da forze invisibili, animati da luci imprevedibili, generatori di effetti sonori che rimbombano nella memoria delle generazioni passate.