Il contributo esplora l’intreccio tra lavoro, famiglia e questioni di genere alla luce della Costituzione italiana, evidenziando come la parità di genere non possa realizzarsi nel lavoro senza una corrispondente parità nella sfera familiare. L’autore analizza dati statistici che mostrano la persistente e accentuata disuguaglianza di genere nel mondo del lavoro italiano, con particolare attenzione alla bassa partecipazione femminile e alla distribuzione asimmetrica del lavoro di cura. La Costituzione, pur contenendo principi egualitari, presenta ambiguità nei suoi articoli 29 e 37, che riflettono un contesto storico ormai superato. Ciò nonostante, l’articolo sostiene che, se letta in chiave evolutiva e integrata con il diritto sovranazionale, la Costituzione può ancora fungere da base per politiche efficaci di parità. L’articolo ragiona intorno a ipotesi concrete, come la riforma dei congedi parentali e la trasformazione dei “greedy works” (lavori che penalizzano la genitorialità), per affrontare le radici della diseguaglianza. Infine, il contributo sottolinea l’importanza di un approccio sistemico e non regressivo, che valorizzi il contributo del diritto costituzionale italiano in sinergia con quello europeo, per promuovere un modello sociale più equo e sostenibile.