Collocare l'ordinamento israeliano all'interno delle tipologie giuridiche che individuano le relazioni fra Stato e religione non è operazione agevole. Il fatto che Israele si autodefinisca "ebraico e democratico" non implica tuttavia aderenza alla forma teocratica, ma neppure l'inserimento fra ordinamenti confessionali appare corretto se non a condizione di specificare alcune sue peculiarità. Difatti in Israele confluiscono fonti ottomane, anglosassoni, romano-germaniche e del diritto ebraico in virtù del singolare connubio fra il 'corpus' giuridico vigente in Palestina, l'ascendente culturale di netta impronta occidentale e la matrice religiosa basata su un diritto finemente evoluto. Per comprendere quali siano allora i modi in cui il diritto ebraico rileva nella legislazione e nella giurisprudenza e per evidenziare la misura de quest'incidenza - obiettivi della nostra disamina - la metodologia del diritto comparato asoccorre nell'analisi. Alla luce delle risultanze prodotte, verranno svolte considerazioni riepilogative sul rilievo del diritto ebraico in Israele.