Sino a tempi recenti, la correzione delle diseguaglianze ascrivibili a un’ingiusta distribuzione della ricchezza e delle risorse ha rappresentato la preoccupazione normativa condivisa dalle principali teorie della giustizia sociale. Attualmente, l’attenzione dei filosofi politici sembra rivolgersi a un nuovo di tipo di rivendicazioni, così diffuse da avere occupato una parte sempre più ampia dello spazio pubblico: le “politiche dell’identità”. Il riconoscimento di identità collettive a livello pubblico, che dipende dal modo in cui le stesse minoranze hanno ridefinito che cosa significhi essere una minoranza, appare come un “bene” sociale che merita stima e apprezzamento da parte della società nel suo complesso. L’idea che ispira questo lavoro cerca però di dimostrare come non debba essere il carattere distintivo dell’appartenenza identitaria a giustificare le rivendicazioni di riconoscimento, ma come siano piuttosto le rivendicazioni di giustizia ed inclusione a poter (eventualmente) legittimare forme di trattamento differenziato dei gruppi identitari.