Il presente articolo esamina alcuni epigrammi del ciclo mitologico di Ausonio dedicati a giovinetti il cui destino è in vario modo connesso all’elemento acqueo: Ila (106-107), Narciso (108-110, ma vd. anche 11 su Eco), Ermafrodito (111-112). Con esemplare esercizio di 'brevitas' e scaltrita tecnica allusiva, Ausonio dialoga con le 'Metamorfosi' di Ovidio (esplicitamente citate, in relazione a Ermafrodito, in ep. 72), sia cogliendo aspetti essenziali di quel testo, sia giocando a distanziarsene con versioni alternative (come nel caso di Ermafrodito) o integrative (come nel caso di Ila, il cui mito non compare in Ovidio ma di cui l’ep. 107 propone una singolare metamorfosi in fiore, come indica la lezione dei codici qui sostenuta con nuovi confronti). D’altro canto la ‘miniaturizzazione’ ausoniana del mito si rifà chiaramente a Marziale, che costituisce un modello fondamentale di adattamento del materiale mitico-narrativo (soprattutto ovidiano) alla forma breve dell’epigramma. Nuova è però la sensibilità con cui Ausonio reinterpreta la vicenda degli splendidi efebi: mentre la tradizione ne sottolineava gli aspetti pederastici, egli li collega a storie eterosessuali (Ila e le ninfe, Narciso ed Eco, Ermafrodito e Salmacide), eliminando quasi totalmente ogni riferimento omoerotico. Tale aspetto deve essere interpretato come il riflesso, nell’ambito del mito, della tendenza ausoniana a non rappresentare l’eros paidico, considerato evidentemente inopportuno dal mutato clima culturale e religioso, e a confinare la tematica omosessuale alla sfera dell’epigramma satirico.