Nel 1691, Henry Purcell e John Dryden, il più grande musicista e il
massimo poeta della Restaurazione inglese, combinarono il loro eccezionale
talento per far rivivere in modo fantastico l'atmosfera dell'età arturiana.
L'armonia di versi e musica ricreò quell'era lontana e magica, popolata da
fate, spiriti, prodi cavalieri e principesse, da incantatori e animi malvagi, re
crudeli e trappole mortali.
Il presente studio si prefigge di rivisitare il "Re Artù" di Henry Purcell
(1659-1695)1, offrendone una breve introduzione storica e letteraria, un'analisi
del testo sotto l'aspetto linguistico e drammatico, nonché una traduzione che
rispetti le caratteristiche ritmiche, poetiche e musicali dell'originale.