Il Carso, a modo suo, è sempre stata una realtà speciale in cui le rocce carbonatiche, con le loro peculiarità e ricchezza di forme, hanno creato un ambiente complesso in cui l’acqua non scorre in superficie, ma lo fa solo in profondità. L’inaccessibilità e la fragilità del sistema, hanno fatto sì che da più di un secolo, gli studiosi si siano impegnati non solo per comprendere i percorsi delle acque, tuttora non del tutto noti, ma anche per caratterizzarle chimicamente e microbiologicamente visto che una loro parte è destinata al consumo umano. Fino dalla metà dell’800 infatti, le acque delle sorgenti dell’acquifero carsico furono utilizzate per l’approvvigionamento idrico della città di Trieste e dell’altopiano carsico. Oggi, le Sorgenti del Timavo congiuntamente a quelle di Moschenizze Nord non sono più captate ma costituiscono comunque una riserva idrica strategica immediatamente sfruttabile in caso di inquinamento o depauperamento delle altre captazioni.