Fino a una ventina d’anni fa si parlava di complessità soprattutto con
riferimento a due dozzine di teorie matematiche, fisiche e biologiche,
sviluppate nella seconda metà dello scorso secolo e accomunate dall’uso del
termine “complessità”. Successivamente l’idea di complessità ha avuto una
straordinaria diffusione nelle scienze sociali, dove è stata spesso
accompagnata dalla fiducia che le teorie della complessità sviluppate nelle
scienze naturali avrebbero innescato una feconda svolta nello studio del
mondo sociale. Nel primo paragrafo suggeriremo che, da quanto si è visto
finora, questa fiducia era del tutto infondata. Nel contempo, però, sosterremo
che la distinzione “semplice/complesso” svolge un ruolo di primo piano
nell’analisi del metodo scientifico: infatti, la scienza può venire identificata
con la ricerca della semplicità, cioè con la ricerca di semplici teorie in grado
di spiegare adeguatamente la straordinaria complessità del mondo.
Concentreremo poi l’attenzione sulle scienze sociali e, più specificamente,
sui problemi relativi all’emergere di ordini spontanei, con particolare riguardo
alla formazione ed evoluzione delle norme sociali. Dopo avere brevemente
illustrato il modo in cui questi problemi vengono analizzati nell’ambito delle
teorie ABM (secondo paragrafo) e delle teorie dei giochi (terzo paragrafo),
suggeriremo che queste teorie soddisfano i principi dell’individualismo
metodologico e forniscono una rappresentazione semplice, esplicativamente
adeguata e probabilmente vera della complessità sociale (quarto paragrafo).