Il testo riflette sulla necessità di ripristinare gli ecosistemi e il rafforzamento della biodiversità, considerando centrali i principi del Green Deal europeo, strettamente correlati alla mitigazione dei cambiamenti climatici. Da questa prospettiva emergono i limiti degli strumenti pianificatori attuali che non consentono un miglioramento del degrado ambientale e di una progressiva perdita di biodiversità, nonostante gli sforzi internazionali e le iniziative dell’Unione Europea. La ricerca si concentra sull’integrazione di reti ecologiche e ambientali nella pianificazione urbanistica, illustrando come questi modelli, se basati su nodi e connessioni, possano contribuire a strutturare il territorio in modo più efficacie. In Italia, la frammentazione della rete Natura 2000 e le differenze regionali, come quelle tra Veneto e Friuli-Venezia Giulia, sottolineano le difficoltà di implementazione. Il testo propone quindi un di ripensare le reti ambientali, superando l’approccio funzionalistico e adottando nuove immagini progettuali per promuovere relazioni più dinamiche tra uomo e natura. In questo senso il riferimento è all'attuazione della Nature Restoration Law, identificata come un’opportunità per sperimentare modelli multidisciplinari e scalari, capaci di integrare la biodiversità in tutti gli ambiti del piano, migliorando le condizioni di coesistenza tra ecosistemi naturali e attività antropiche.