Gli esiti delle dinamiche economiche e sociali successive alla crisi del 1973 e, nel complesso, agli anni Settanta si intrecciano strettamente, in relazioni dense e connesse alle ‘fisiche del potere’, alla crisi dei saperi umanistici e al predominio del sapere economico, neoliberista e nelle sue varie e molteplici varianti, quale strumento principe di spiegazione e di analisi della realtà; realtà che in esso viene sovente descritta, anche per quanto concerne le dinamiche ‘umane’, come un dato ‘naturale’. Da alcuni anni, in tale contesto di difficoltà, parallelamente alla crisi globale del XXI secolo e al dispiegarsi dei suoi effetti nel campo del sapere – e in Italia, purtroppo, anche in seguito alle dinamiche accademiche e alla restrizione delle risorse finanziarie destinate a ricerca e università – tra gli storici – e tra gli storici economici – si è ravvivato il dibattito sulla marginalizzazione della storia e sul senso di questo mestiere; un dibattito il cui fine è sovente quello di riproporre una nuova centralità della storia.