Giovanna Trisolini scrive di Kateb Yacine che è uno scrittore militante messosi a difesa del popolo algerino contro il colonialismo imposto dai francesi. Nelle sue opere, rievoca il passato degli antenati e fa ricorso alla reincarnazione. Yacine è un poeta "double", che adotta toni lirici ad altri satirici, scrive in una lingua di passaggio, l’arabo algerino popolare. Nel ciclo teatrale "Le cercle des répresailles", manifesta la sua ideologia sul dualismo che caratterizza la vita. L’avvoltoio, il "vautour ", è il simbolo che lo rappresenta in quanto si nutre della morte degli altri. Esso costituisce il fascino per la lingua e la cultura del colonizzatore, ma dall’altra parte illustra una concezione ciclica, uno stato di osmosi in cui la lotta si scontra contro la fiducia per un mondo migliore. Nelle due tragedie del ciclo ("Le cadavre encerclé" e "Les ancetres redoublent de férocité"), il simbolismo del "cercle" è rilevante, in quanto sottolinea, più che una chiusura, la temporalità ciclica e il riprodursi degli eventi. Viene descritta la lotta tra vita e morte, tra guerra e libertà, tra oppressori e vittime, ma anche tra tragedia e farsa.