Il contributo analizza le due principali iniziative del nuovo corso tassiano, determinato, all'inizio del Settecento, dalla reazione promossa nell’ambiente felsineo-modenese alle critiche dei razionalisti francesi (Rapin, Boileau, Bouhours) contro la tradizione poetica italiana, e tassiana in special modo. Le due edizioni delle "Opere" tassiane, quella veneziana avviata dal bolognese Bonifacio Collina, e quella fiorentina, curata per la Crusca da Giovanni Bottari, stanno a fondamento della vulgata sette-ottocentesca del testo. L'analisi, filologica e critica, delle ragioni programmatiche e dello svolgimento concreto delle due imprese consente di cogliere una fitta rete di sovrapposizioni e intenti, che inducono a considerarle come espressioni di una stessa strategia.