Il conflitto settario in Asia del sud è stato generalmente analizzato secondo una interpretazione strumentalista che ha posto in evidenza l’uso politico delle identità religiose. Nel caso del Pakistan questa lettura non sembra dare spazio alla centralità del rapporto tra Islam, costruzione dello Stato e radicalizzazione. Le risposte dello Stato alla violenza settaria sono state condizionate dall’influenza esercitata dalle forze armate, basandosi dunque sulla repressione. Tuttavia, a partire dai primi anni 2000 lo Stato ha introdotto delle strategie non violente fondate sulla cooperazione con i leader religiosi locali. In alcuni casi tali politiche hanno mantenuto l’ambiguità tra dialogo e repressione, il che ha contribuito a diminuirne l’efficacia. Le esperienze qui sintetizzate illustrano la tendenziale inefficacia delle strategie di contrasto alla radicalizzazione religiosa basate sulla sola azione militare. Le iniziative che si concentrano sull’educazione e sullo sviluppo di un discorso religioso tollerante si sono dimostrate più efficaci. Inoltre, si evidenzia la necessità di rafforzare il coinvolgimento delle scuole islamiche nei programmi di de-radicalizzazione.