Edith Stein (1891–1942), filosofa, fenomenologa, pedagogista, allieva e assistente di Edmund Husserl e appartenente alla scuola di Gottinga, rappresenta una figura di rilievo nella filosofia del ‘900. Il suo pensiero è indissolubilmente legato alla propria vita e a esperienze personali esistenzialmente fondamentali. Il desiderio di conoscere la verità e le possibilità dell’essere umano, insieme alla ricerca di un’armonia interiore intersoggettiva e comunitaria, sono tra i principali temi dei suoi scritti. La filosofa dedica inoltre gran parte del proprio lavoro allo studio dei principali quesiti antropologici in relazione alla metafisica e alle scienze del suo tempo. La sua vita è segnata dall’appartenenza a due culture: quella ebraica tedesca e quella cristiana. Nonostante la conversione al cattolicesimo nel 1922 e la professione all’ordine del Carmelo nel 1933, la sua identità ebraica la espone alle atrocità del regime nazista. Arrestata nel 1942, morirà ad Auschwitz, ma non prima di aver lasciato un’impronta duratura nel pensiero filosofico e religioso. Fu successivamente riconosciuta come martire e santa dalla Chiesa cattolica, nonché compatrona d’Europa. I suoi studi sull’empatia rappresentano la principale innovazione filosofica di Stein, nonché una delle più importanti ricerche scientifiche di tutto il Novecento. Stein sosteneva che l’empatia fosse fondamentale per la comprensione dell’altro/a e che questo atto fosse essenziale nella costruzione delle relazioni intersoggettive e nell’autentica comprensione del proprio io. Stein, infatti, afferma che la costituzione dell’altro, che ha inizio con la percezione esterna della sua fisicità, non potrebbe progredire sino al riconoscimento di un io estraneo senza l’atto empatico. L’altro, dunque, si costituisce per l’io all’interno del vissuto empatico: in esso un io fa esperienza della persona altrui e di ciò che vive. La conversione di Stein al cattolicesimo rappresenta un momento cruciale della sua esistenza, nonché della sua riflessione filosofica tutta. Attraverso lo studio della spiritualità cristiana, in particolare attraverso le opere di Tommaso d’Aquino, Stein ha cercato di integrare la fenomenologia con la teologia cristiana, esplorando il concetto di Dio come puro spirito dall’essenza tripartita e archetipo di tutto l’essere spirituale. Il pensiero di Stein continua a esercitare una forte influenza nel panorama filosofico contemporaneo: la sua opera offre una prospettiva positiva che affronta le difficoltà esistenziali dell’essere umano, suggerendo un cammino verso una comprensione più profonda della propria essenza e della interdipendenza dagli altri.