Nel libro Manifesto per un animalismo democratico si esemplifica il tipo di azione che, “dal basso”, dovrebbe sostenere un tipo di animalismo in un contesto di democrazia. In questa prospettiva si analizzano i progressi raggiunti nel corso della storia dei rapporti tra umani e animali non umani, partendo dall'intuizione di Bentham di assimilare la condizione degli animali alla schiavitù e le ricerche di Darwin sulle emozioni, passando poi per contrasto agli animalismi antidemocratici nei totalitarismi europei, fino alla nascita dell'animalismo democratico vero e proprio negli anni Sessanta del Novecento. L’autore assume una posizione moderata e realistica, basata sul resoconto convenzionalista che vede la giustizia come un prodotto della stratificazione storica e adatto al contesto socio-culturale della democrazia, in cui la pluralità di voci e interessi hanno valore.