Sulle premesse dell'affinità del sentire che contraddistingue il legame tra un regista come Bresson e uno scrittore quale Dostoevskij, il saggio mette a tema il processo di adattamento messo in atto dal regista portando sullo schermo Kroctaja (La mite), una delle novelle più intense del romanziere russo. L'attenzione analitica si appunta soprattutto sulla differenza di focalizzazione tra i due testi che, insieme ad altre varianti introdotte dal regista, fanno di Une femme douce un'opera di assoluta originalità, soprattutto per l'incidenza della sua scrittura indiziaria che in alcuni momenti approda al sublime.