Negli anni Quaranta del Cinquecento le opere pubblicate all'estero dalla prima generazione di esuli per motivi religiosi ebbero un carattere decisamente antiromano e un'impostazione dottrinale esplicitamente polemica. Quelle stampate in Italia raramente entrarono in polemica aperta con le autorità ecclesiastiche: un'eccezione è rappresentata dai Due dialoghi di Alfonso de Valdés, che a metà degli anni Quaranta ebbero a Venezia parecchie edizioni (almeno sette), tanto da risultare più diffusi in italiano che nell'originale spagnolo. In realtà, più che di una traduzione si tratta di un rifacimento: Alfonso de Valdés, consigliere di Carlo V, aveva scritto i suoi dialoghi nel 1527-1 529, sull'eco del Sacco di Roma e prima della riconciliazione tra l'imperatore e Clemente VII. Il testo italiano sviluppa autonomamente gli spunti polemici e la denuncia dei mali della chiesa presenti soprattutto nel Dialogo de las cosas occuridas en Roma, rimettendosi per la correzione degli errori presenti "alla determinazione del Concilio generale, che pure, Dio piacendo, si farà un giorno".