Nel contesto di una transizione giusta dai combustibili fossili, il dibattito sui conflitti spaziali tra l’espansione della frontiera degli idrocarburi e la salvaguardia delle aree ad alto valore ecologico e socioculturale assume crescente rilevanza. Il Brasile, tra i paesi più ricchi di risorse naturali, biodiversità e presenza di nazionalità indigene, è un caso emblematico rispetto al conflitto tra l’espansione delle attività estrattive di idrocarburi e la necessità di conservazione socio- ambientale. Questo studio, parte del progetto “L’Atlante Mondiale dell’Unburnable Carbon” dell’Università di Padova, applica metodologie GIS per identificare le Unburnable Carbon Areas, aree prioritarie dove lasciare gli idrocarburi nel sottosuolo in Brasile sulla base di criteri geografici che rappresentano valori ecologici e socioculturali, al fine di mantenere il riscaldamento globale entro 1,5°C. L’analisi si concentra sull’interazione tra i campi petroliferi e le Critical Natural Assets (CNA), ecosistemi che forniscono il 90% delle Nature’s Contributions to People (NCP). Attraverso la creazione di un catasto petrolifero e l’applicazione di analisi spaziali in ambiente GIS, lo studio evidenzia la necessità di una pianificazione territoriale giusta del processo di phase-out nel contesto brasiliano. I risultati mostrano che circa il 43% delle risorse di petrolio tecnicamente recuperabili si sovrappone a CNA terrestri e marine, rivelando un’elevata vulnerabilità socio-ecologica delle aree estrattive. In particolare, i bacini onshore di Sergipe e Potiguar emergono come prioritari per politiche di phase-out mirate. Lo studio propone così un modello di pianificazione territoriale ispirato al concetto di “yasunizzazione”, che integra giustizia climatica, tutela della biodiversità e diritti delle comunità locali, suggerendo la possibilità di implementare regolamentazioni mirate a una riduzione graduale della produzione, preservando e salvaguardando al contempo una porzione significativa delle CNA terrestri