Le vicende di Terri Schiavo e di Eluana Englaro – e l’attenzione loro dedicata dai media
– hanno reso evidente al grande pubblico quanto profondamente il progresso medico
abbia inciso sulle fasi finali della vita. La morte, che una volta era un ‘evento’ – conseguenza
di una malattia, di un trauma, della vecchiaia – di cui prendere atto passivamente,
appare sempre più come un momento dipendente da una scelta: di attivare o
meno una terapia, di mantenere o interrompere una misura già in atto. Scelta che dipende
dal difficile bilanciamento fra i benefici offerti dalle cure e i costi, soprattutto in
termini di sofferenze fisiche ed esistenziali, di una prosecuzione della vita in condizioni
difficili.
Ma a chi spetta il potere di decidere? E quali criteri possono/devono guidare nella scelta?
Può il soggetto decidere il proprio destino, per l’oggi e per il futuro, per mezzo di un ‘testamento
biologico’ o di ‘direttive anticipate’? O è invece opportuno che la legge ponga
all’individuo dei vincoli insuperabili?
Questo libro cerca di rispondere a tali domande ricostruendo in dettaglio i casi giudiziari
che tante polemiche hanno sollevato e offrendo poi un’ampia ricostruzione del dibattito
fra gli studiosi nonché degli orientamenti espressi da giudici e da legislatori nei diversi
Paesi che hanno sin qui affrontato tali questioni. Esperienze alla luce delle quali viene,
infine, affrontata la situazione italiana nella sua dimensione attuale e nei suoi possibili
sviluppi futuri