A tre anni dal varo della legge n. 120/2011, frutto di un’intesa bipartisan anche se non poco ostacolata nel percorso di approvazione, l’A. propone una riflessione in merito ai profili di effettività ed efficacia di tale intervento normativo, volto a garantire una maggiore presenza femminile nei consigli di amministrazione delle società quotate in borsa e delle società a controllo pubblico. Il dibattito che ha preceduto l’adozione della legge italiana – che ha fatto seguito ad altre esperienze simili a livello europeo, ricordate nel contributo – ha messo in luce tutte le persistenti resistenze nei confronti della adozione, nel nostro Paese, di azioni positive sub specie di sistemi di quote riservate. Il saggio vuole dunque tracciare una prima mappa dei risultati applicativi della nuova legge, non senza segnalare le criticità della materia, alla luce della stessa complessità dei concreti meccanismi operativi e di potere che si riscontrano nei boards.