Il saggio ricostruisce il ruolo dell’architettura nel processo di deistituzionalizzazione psichiatrica in Italia, culminato con la Legge 180 del 1978. Attraverso l’analisi delle esperienze di Franco Basaglia negli ospedali psichiatrici di Gorizia e Trieste, il testo mostra come la critica all’istituzione totale abbia coinvolto non solo pratiche mediche e politiche, ma anche lo spazio costruito. Le trasformazioni fisiche dei padiglioni, i tentativi di ridefinire tipologie e soglie, e gli strumenti narrativi e visivi sviluppati dal movimento – dai reportage fotografici alle azioni collettive come Marco Cavallo – rivelano un intreccio tra cura, rappresentazione e architettura. Il saggio evidenzia come la fine degli ospedali psichiatrici abbia interrotto il dialogo tra architettura e psichiatria, lasciando aperte questioni cruciali sul ruolo dello spazio nella costruzione di comunità e nella restituzione di soggettività a individui storicamente esclusi.