Non sappiamo se il reverendo Thomas Bayes (1702-1761) abbia mai messo
piede in un ospedale. Tuttavia, a due secoli e mezzo dalla sua morte, Bayes è
certamente entrato in corsia dove si sta ambientando piuttosto bene. Negli ultimi
decenni, infatti, il cosiddetto approccio bayesiano alla razionalità - caratterizzato
da un certo numero di idee e principi, relativi all’uso delle probabilità nella
formazione di opinioni e decisioni razionali, che si possono far risalire a Bayes -
ha trovato crescenti applicazioni nella pratica clinica. All’incirca negli stessi anni
in cui Bayes effettuava le sue ricerche, un altro ecclesiastico, il vescovo Joseph
Butler (1736), coniò il celebre motto che le probabilità sono la nostra guida nella
vita. Chi condivide questo motto potrà facilmente ammettere che le probabilità
devono venire utilizzate anche, e forse soprattutto, in quei luoghi, come le corsie
degli ospedali e le aule dei tribunali, dove si prendono decisioni che si riferiscono
non di rado a questioni di vita e di morte.1
Ci occuperemo qui di alcuni problemi relativi all’applicazione dell’approccio
bayesiano nella pratica clinica. Nel primo paragrafo verranno illustrati i principi
fondamentali della teoria bayesiana della razionalità, i quali specificano il ruolo
delle probabilità nella razionalità cognitiva e pratica. Nel secondo paragrafo
considereremo l’applicazione dell’approccio bayesiano all’analisi delle opinioni e
delle decisioni cliniche. In particolare, sosterremo che le “giuste” probabilità da
utilizzare nella pratica clinica devono venire individuate sulla base dell’evidenza
totale a disposizione del medico e, sulla scorta di questa tesi, suggeriremo che la
concezione bayesiana della razionalità medica può venire integrata con un recente
approccio alla pratica clinica noto come Evidence Based Medicine, o EBM.