In this paper, we outline a framework for justice in design practice that escape the paradox inclusive design seems to be trapped in and introduces three tools to meet the demands it raises: Rawls’s idea of the original position, cognitive empathy, and public deliberation. We suggest that applying these tools to the design process makes sense of inclusive design as an effective design stance and allows meeting the demands for equitable use it raises. Questo paper delinea un quadro di riferimento per la giustizia nella pratica progettuale che sfugga al paradosso in cui il design inclusivo sembra essere intrappolato e introduce tre strumenti per rispondere alle questioni che esso solleva: l’idea di posizione originale di Rawls, l'empatia cognitiva e la deliberazione pubblica. Viene suggerito come l'applicazione di questi strumenti al processo di progettazione conferisca al design inclusivo il significato di strategia progettuale efficace permettendo di soddisfare le richieste di fruizione equa che esso solleva.