Carcinoma sieroso ovarico: correlazione tra andamento clinico, prognosi, espressione di p53, MDM2, p21, APE/Ref1 e NPM1 e possibili implicazioni terapeutiche
Il tumore ovarico è la sesta neoplasia più frequente nelle donne in Nord America e in Europa. Il carcinoma ovarico rappresenta il 60% dei tumori ovarici e il 90% di tutte le neoplasie ovariche maligne. Le donne affette da carcinoma ovarico hanno a tutt’oggi una prognosi negativa. Nel 75% dei casi il carcinoma ovarico è diagnosticato quando ormai si è già diffuso oltre la pelvi. I fattori prognostici noti sono l’età delle pazienti, la malattia minima residua dopo l’intervento chirurgico, il grado, lo stadio e l’istotipo del tumore. Tali parametri clinicopatologici risultano però insufficienti e si rende necessario lo studio approfondito dei biomarcatori che caratterizzano questa neoplasia, al fine di identificare nuovi bersagli per terapie mirate.
In considerazione dell’assenza di un pannello di marcatori utili per il patologo, lo scopo del lavoro in analisi è stato quello di testare numerosi biomarcatori, nell’intento di stabilire una correlazione statisticamente significativa tra la loro espressione e l’andamento clinico della malattia.
L’eterogeneo insieme di proteine esaminate comprende i prodotti di oncogeni e di oncosoppressori, proteine coinvolte nell’apoptosi, nella regolazione del ciclo cellulare, nella proliferazione, nel differenziamento, nell’adesione cellulare, nella degradazione della matrice extracellulare, attivatori e repressori trascrizionali, chaperones molecolari ed enzimi che catalizzano specifiche reazioni; una volta ottenuti i dati preliminari, l’attenzione è stata concentrata sull’espressione di APE1 e NPM1, per le quali non vi sono ancora molti dati in Letteratura sul carcinoma ovarico.