Opzioni
Abstract
Mary Midgley (1919-2018) nacque in Inghilterra, dove trascorse la maggior parte della sua esistenza. Frequentò il Sommerville College di Oxford a cavallo fra gli anni Trenta e Quaranta del secolo scorso entrando in contatto con figure di rilievo dell’allora nascente filosofia analitica e con le future colleghe e amiche Iris Murdoch, Elisabeth Anscombe e Philippa Foot. La sua produzione filosofica è peculiare per svariati aspetti, in primis per il fatto che pubblicò i suoi primi lavori superati i cinquant’anni di età, continuando a scrivere fino all’anno della sua morte, avvenuta quando aveva novantanove anni. Fu scrittrice molto prolifica e versatile, occupandosi non solo di argomenti di natura squisitamente filosofica: spaziò dalla biologia all’etica ambientale, dall’etologia all’epistemologia, dall’intelligenza artificiale al femminismo, in più di quindici volumi e in numerosi saggi e articoli scientifici. Per diversi anni è stata ricordata e letta soprattutto in relazione agli scritti Beast and Man (1978) e Animals and Why They Matter (1983), dunque principalmente per i suoi contributi nel campo dell’etica animale e ambientale. Attualmente l’originale impostazione metodologica della sua filosofia, il contrasto con l’ambiente accademico oxoniense, le affinità intellettuali con le colleghe sopracitate, l’impegno femminista e l’anti riduzionismo sono fonte di rinnovato interesse nei confronti di Midgley per autori quali Benjamin J.B. Lipscomb, Clare Mac Cumhaill e Rachael Wiseman, Ellie Robson, Gregory McElwain, Ian James Kidd e Liz McKinnell.
Questa voce sceglie di non presentare tutti i contributi di Midgley, quanto piuttosto di evidenziare come la visione metodologica della filosofia come riparazione, che compare in Utopias, Dolphins and Computers (1996), abbia dato forma ad alcune sue proposte che si distinguono per una peculiare attenzione alla complessità della vita e del sapere in ambito etico, scientifico ed epistemologico.