Il contributo esamina l’attività di “giardinista” svolta da Melchiorre Cesarotti, attività strettamente legata alla complessa dualità del genio-traduttore. Si ripercorre il dibattito sul giardino che si svolge nella seconda metà del Settecento, accompagnato dalle “Relazioni” di Cesarotti, che ne definiscono la portata e suggeriscono i principi su cui è costruito Selvazzano.