In Italia oggi circa un terzo della popolazione sceglie la cremazione rispetto ad altre forme di sepoltura. Eppure, per molteplici ragioni, e non da ultimo per l’associazione con il simbolo che più di ogni altro connota l’architettura dello sterminio, il Crematorio è concepito come uno stabilimento di trattamento dei rifiuti più che come un’architettura sacra, dove si svolge il rito del commiato. Se è vero che il diritto al funerale è tra i più fondamentali, (ri)pensare a tutte le architetture per la morte, e in particolare all’architettura crematoria come luogo dove si compie il passaggio dalla vita umana alla vita postumana, sembra oggi un’urgenza improrogabile. Questo è stato il tema dell'intervento di Caterina Padoa Schioppa durante il convegno annuale Convivere con Auschwitz.