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«Abbiamo bisogno degli immigrati». Cittadinanze, discorsi utilitaristici e politiche migratorie dal basso medioevo ai giorni nostri

Zaugg, Roberto
2016-03-23
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Abstract
In anni recenti, l’idea che gli stati nazionali debbano scegliere attivamente le persone a cui concedere accesso legale al proprio territorio e mercato di lavoro ha indotto i governi di vari paesi europei ad adottare nuovi meccanismi selettivi basati su sistemi a punti. Ispirati a modelli nordamericani, questi dispositivi sono stati implementati, o sono attualmente in discussione, nel contesto di dibattiti di portata più generale; dibattiti che, a loro volta, sono permeati da argomenti utilitaristici e caratterizzati da una contrapposizione discorsiva tra migranti “utili”, portatori di livelli alti di capitale umano, e migranti poveri, percepiti come “peso” economico. Immagini dicotomiche di questo tipo hanno una lunga tradizione in Europa, com’è dimostrato da un ampio spettro di esempi storici, a partire dalle ordinanze bassomedievali contro i “vagabondi”, per arrivare alle politiche mercantiliste volte ad attrarre artigiani specializzati.Tuttavia, tali esempi mettono in luce che il presupposto centrale di questo approccio – l’idea che attraverso un sistema di privilegi legali sia possibile giungere ad una regolazione dei flussi migratori favorevole alla crescita economica – si è per lo più rivelato illusorio, nella misura in cui non tiene conto dell’agency autonoma dei soggetti migranti. Lungi dal rappresentare una soluzione, gli impianti giuridici che contemplano diritti differenziati – variabili a seconda del supposto “valore” che determinati individui incorporerebbero per la “nazione” – tendono a degradare i migranti al rango di “mezzi” e ad innescare una progressiva erosione del concetto di uguaglianza. In recent years, the idea that national states should actively chose the persons to whom they confer legal access to their territories and labour markets has lead various European governments to adopt new point-based selection systems, inspired by older North-American models. These policies have been implemented – or are currently discussed – in the context of broader contemporary debates on migration which are strongly informed by utilitarian arguments and by a discursive contraposition of allegedly “useful” migrants, characterised by high levels of human capital, to poor migrants, who tend to be seen as economically “burdensome”. Such dichotomous images have a long tradition in Europe, as is shown by a vast array of historical examples, stretching from late-medieval anti-vagrant laws to mercantilist policies aiming at attracting skilled craftsmen. However, these examples equally highlight that the central assumption of these policies – that is the belief that is possible to obtain a growth-enhancing regulation of migratory flows through a system of legal privileges – has mostly proven illusory, as it does not take into account the autonomous agency of migrant actors. Finally, the essay argues that granting different rights to migrants according to the perceived “usefulness” of the latter for the “nation” tends to degrade persons to means and to fuel a gradual erosion of the concept of equality.
Archivio
http://hdl.handle.net/10077/12321
Diritti
open access
Visualizzazioni
4
Data di acquisizione
Apr 19, 2024
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