Nella Girlanda de gno suore (‘La ghirlanda di mia sorella’), sua seconda raccolta poetica, Biagio Marin ancora si identifica con Grado, «terra della sua gente», un microcosmo con cui egli fa coincidere l’intera realtà, tangibile nella sua fisicità (il mare, il cielo, la laguna, il borgo) ma che comincia a cari- carsi di emozioni e di stati d’animo, di significati e di valori. E la sua parlata è sentita della medesima sostanza del mondo cantato e quindi necessaria voce della poesia. Inscindibile dal “paesaggio” gradese è la sua umanità, anzitutto quella più vicina al poeta, nelle figure della nonna e della zia che dopo la prematura morte della mamma hanno tenuto insieme il “nido” originario del poeta. Particolare atten- zione nell’articolo è riservata a Cavo de nembo (‘Testa di temporale’), in cui vi è un preciso e doloroso riferimento biografico.