Il contributo analizza l’attività progettuale e realizzativa dell’Istituto nazionale impiegati dello stato che negli anni 1930 si esplica in tutti i territori “d’oltremare” e che, anche attraverso il coinvolgimento di esponenti di primo piano della cultura architettonica di quegli anni, si configura come una delle più organiche sperimentazioni attuate in Italia intorno al tema della casa coloniale.