Le due culture, il celebre saggio di Charles Percy Snow del 1959 viene ormai preso
come punto di partenza per qualsiasi trattazione che anche soltanto sfiori l’argomento
del legame tra letteratura e scienza. Nelle prime pagine si legge: "Avevo infatti la costante sensazione di muovermi tra due gruppi – di pari intelligenza, di identica razza, di estrazione sociale non molto differente, di reddito pressoché eguale –che ormai non comunicavano quasi più tra loro. [...] Due gruppi antitetici: a un polo abbiamo i letterati, che come per caso, senza che nessuno se ne accorgesse, cominciarono ad autodefinirsi ‘intellettuali’, quasi che non ce ne fossero altri [...]. Letterati a un polo e scienziati all’altro, i più rappresentativi dei quali i fisici. Tra i due gruppi, un abisso di reciproca incomprensione" Scienziati da un lato, intellettuali dall’altro: Snow mette in competizione la cultura
umanistica con quella scientifica, tracciando una separazione che viene citata ancora
oggi nei testi moderni. Il problema sollevato da Snow è un problema di sostanza.
Mentre oggi si discute molto se le discipline scientifiche abbiano bisogno di un
accompagnamento storico, ad esempio se ai vari teoremi matematici vadano accostati
nei manuali anche problematiche legate al tempo e al contesto in cui si mossero i
matematici; la sua preoccupazione era più che altro rivolta al fatto che, secondo lui, si
potesse pensare che l’una o l’altra cultura avesse più importanza dell’altra nella
società. Più nello specifico, le parole di Snow2 accusavano certi “intellettuali” (parola
che si riferisce nel suo vocabolario soltanto ai letterati) di luddismo nei confronti della
rivoluzione industriale. La lezione di Snow, secondo alcuni tra cui Stephen J. Gould,
sollevò un problema che non esisteva. Storicamente parlando, infatti, questa divisione
non esiste. Si pensi ad esempio a Galileo Galilei, grande protagonista della rivoluzione
scientifica che fu anche poeta e scrittore. Come scrive lo storico della scienza Marco
Ciardi: «fu proprio grazie al suo amore per la lettura, la poesia e l’arte che Galileo riuscì
a sviluppare quella capacità di immaginazione che poi gli sarebbe stata utilissima per
compiere una straordinaria rivoluzione in campo astronomico»3. Oppure si pensi a
Charles Darwin, il cui stile narrativo spesso ricorda più quello dell’esploratore piuttosto
che lo scienziato. Insomma, secondo molti il polverone sollevato da Snow era già superato nel 1959, ma la grande diffusione di quella lezione, forse, dimostra il
contrario.
Si potrebbe pensare a questo lavoro come a un’indagine sulla tesi di Snow. Esistono
ancora, se mai sono esistine, due culture distinte l’una dall’altra? Il fatto che siano stati
analizzati dei romanzi in cui la scienza è molto presente, o addirittura in qualche caso
protagonista, probabilmente basta come risposta. Dire che vi sono due culture, senza
entrare nel dettaglio, rinchiude il pubblico da un lato e gli scrittori scienziati dall’altro,
in categorie claustrofobiche. Allo stesso modo, dire che gli scienziati non leggano
letteratura è insultante, così come lo è dire che chi legge narrativa non può o non vuole
interessarsi di scienza. Il problema è più complesso e articolato.
In questo lavoro cercato di capire qualcosa in più sul modo in cui scienza e letteratura
si incontrino all’interno della narrativa contemporanea.