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Di cosa scriviamo quando scriviamo di scienza: il posto della scienza nella narrativa contemporanea

2019-06-28
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Abstract
Le due culture, il celebre saggio di Charles Percy Snow del 1959 viene ormai preso come punto di partenza per qualsiasi trattazione che anche soltanto sfiori l’argomento del legame tra letteratura e scienza. Nelle prime pagine si legge: "Avevo infatti la costante sensazione di muovermi tra due gruppi – di pari intelligenza, di identica razza, di estrazione sociale non molto differente, di reddito pressoché eguale –che ormai non comunicavano quasi più tra loro. [...] Due gruppi antitetici: a un polo abbiamo i letterati, che come per caso, senza che nessuno se ne accorgesse, cominciarono ad autodefinirsi ‘intellettuali’, quasi che non ce ne fossero altri [...]. Letterati a un polo e scienziati all’altro, i più rappresentativi dei quali i fisici. Tra i due gruppi, un abisso di reciproca incomprensione" Scienziati da un lato, intellettuali dall’altro: Snow mette in competizione la cultura umanistica con quella scientifica, tracciando una separazione che viene citata ancora oggi nei testi moderni. Il problema sollevato da Snow è un problema di sostanza. Mentre oggi si discute molto se le discipline scientifiche abbiano bisogno di un accompagnamento storico, ad esempio se ai vari teoremi matematici vadano accostati nei manuali anche problematiche legate al tempo e al contesto in cui si mossero i matematici; la sua preoccupazione era più che altro rivolta al fatto che, secondo lui, si potesse pensare che l’una o l’altra cultura avesse più importanza dell’altra nella società. Più nello specifico, le parole di Snow2 accusavano certi “intellettuali” (parola che si riferisce nel suo vocabolario soltanto ai letterati) di luddismo nei confronti della rivoluzione industriale. La lezione di Snow, secondo alcuni tra cui Stephen J. Gould, sollevò un problema che non esisteva. Storicamente parlando, infatti, questa divisione non esiste. Si pensi ad esempio a Galileo Galilei, grande protagonista della rivoluzione scientifica che fu anche poeta e scrittore. Come scrive lo storico della scienza Marco Ciardi: «fu proprio grazie al suo amore per la lettura, la poesia e l’arte che Galileo riuscì a sviluppare quella capacità di immaginazione che poi gli sarebbe stata utilissima per compiere una straordinaria rivoluzione in campo astronomico»3. Oppure si pensi a Charles Darwin, il cui stile narrativo spesso ricorda più quello dell’esploratore piuttosto che lo scienziato. Insomma, secondo molti il polverone sollevato da Snow era già superato nel 1959, ma la grande diffusione di quella lezione, forse, dimostra il contrario. Si potrebbe pensare a questo lavoro come a un’indagine sulla tesi di Snow. Esistono ancora, se mai sono esistine, due culture distinte l’una dall’altra? Il fatto che siano stati analizzati dei romanzi in cui la scienza è molto presente, o addirittura in qualche caso protagonista, probabilmente basta come risposta. Dire che vi sono due culture, senza entrare nel dettaglio, rinchiude il pubblico da un lato e gli scrittori scienziati dall’altro, in categorie claustrofobiche. Allo stesso modo, dire che gli scienziati non leggano letteratura è insultante, così come lo è dire che chi legge narrativa non può o non vuole interessarsi di scienza. Il problema è più complesso e articolato. In questo lavoro cercato di capire qualcosa in più sul modo in cui scienza e letteratura si incontrino all’interno della narrativa contemporanea.
Archivio
http://hdl.handle.net/20.500.11767/95981
Diritti
open access
Visualizzazioni
2
Data di acquisizione
Apr 19, 2024
Vedi dettagli
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