La riflessione sul candore dei personaggi che affollano il cinema di Pier Paolo Pasolini - Totò e Ninetto in primis ma anche Ettore, Aziz e Aziza, senza citare tutti gli altri che compaiono nelle pagine della sua produzione letteraria -, nasce a partire dalle coordinate che guidano tutta la poetica cinematografica del regista. È infatti a partire dal cosiddetto ‘cinema in forma di poesia’, quel cinema dove la macchina da presa «si fa sentire», che possiamo cogliere le particolari modalità con cui Pasolini mette sulla scena i suoi personaggi candidi. Personaggi che sono accomunati dall’uso di linguaggi non verbali come la danza e la musica a cui Pasolini, proprio nei momenti in cui scriveva "Empirismo eretico", guardava con sempre maggior interesse ritenendoli veicolo privilegiato del suo cinema. A partire da queste premesse, l'articolo analizza la presenza della musica nel cinema pasoliniano, evidenziando il singolare utilizzo delle pagine bachiane e l'atipico utilizzo della musica cinematografica dei suoi compositori di fiducia.