Il saggio delinea un quadro dell’architettura friulana del Cinquecento attraverso le opere e le trasformazioni urbane più significative. Dal precoce, ma ancora formalmente incerto e spurio accoglimento del nuovo linguaggio all’antica, mediato da architetti lombardi e veneziani, in particolare a Udine e Cividale, si passa ai molteplici, ma oggi difficilmente valutabili, interventi dell’allievo di Raffaello, Giovanni da Udine, fino al coinvolgimento di Andrea Palladio. Emerge in molte realizzazioni il ruolo determinante assunto dai rappresentanti del governo veneziano, il quale promuove direttamente sullo scorcio del secolo la fondazione della città-fortezza di Palmanova.