Questo commento analizza criticamente la sentenza della Corte di giustizia UE (Grande Sezione), nella causa C‐507/18, sottolineando l’impatto che la differente interpretazione della nozione di discriminazione ha avuto sul rinvio pregiudiziale della Corte di cassazione italiana e sulla decisione della Corte di giustizia. L’autore sostiene che la Corte italiana abbia espresso una concezione individualistica di discriminazione, mentre la Corte di giustizia abbia adottato una concezione sistemica. Basandosi su una visione interdisciplinare della discriminazione sistemica, l’autore prende criticamente in considerazione, inoltre, la relazione tra il divieto di discriminazione e il diritto alla libertà di espressione e i criteri per selezionare i soggetti cui riconoscere una legittimazione ad agire nei casi di discriminazione collettiva.