Questo articolo mira a presentare una ricerca condotta presso l'archivio del Festival Internazionale di Videodanza, Il Coreografo Elettronico. Il
contributo si pone l’obiettivo di analizzare la videodanza come forma d’arte indipendente che si struttura sul contrappunto dialettico tra poetica cinematografica e pensiero coreografico. In particolare, l’intervento si concentra su quei lavori pensati e creati come "artefatti choreocinematici", ossia come
frutto di un processo creativo che ha avuto come obiettivo l’impollinazione incrociata tra danza, cinema e arte grafica digitale. Queste opere rappresentano oggetti di studio importanti per comprendere in che modo si è sviluppato nel corso degli anni il linguaggio della videodanza e quali metodologie occorre adottare per analizzarli. L’articolo propone una metodologia per studiare da una prospettiva coreologica la negoziazione tra cinema e danza. L'analisi dei processi creativi si focalizza in particolare sull’interazione tra il coreografo e il regista interrogando l’autorialità plurale. Come casi di studio vengono affrontati i lavori: "Un Trait D’Union" di Angelin Preljocaj (1992); "Alle der Kosmonautan" di Sasha Waltz (1998); e "Here After" di Wim Vadekeybus (2007).