Il debito pubblico è la risultante cumulativa dei prestiti che lo Stato
e le sue amministrazioni contraggono per finanziare periodicamente il deficit di bilancio
o, se si preferisce, la differenza tra spese ed entrate al netto degli interessi sui relativi titoli
emessi, cioè il cosiddetto disavanzo primario. In termini diversi, esso è un debito dello
Stato verso i cittadini – che ne ricevono gli interessi e la restituzione del capitale –, ma è,
di converso, anche un debito dei cittadini verso se stessi, attraverso il pagamento delle
imposte. il ricorso all’indebitamento pubblico costituisce in politica economica un
mezzo atto a raggiungere obiettivi di espansione dell’economia. In ciò consiste la politica
del cosiddetto deficit-spending: sottraendo una quota del risparmio monetario disponibile
sul mercato per finanziare maggiori spese dello Stato, si crea un aumento della domanda
di beni, di consumo e d’investimento, che provoca, a sua volta, grazie ai meccanismi del
moltiplicatore e dell’acceleratore, una ripresa della produzione e dell’occupazione.si è arrivati al punto critico che la ristrettezza delle entrate rende
inefficace l’azione finanziaria e di conseguenza accentua il problema della sostenibilità
del debito e anche quello della pressione fiscale a carico dei contribuenti, chiamati, come
detto, a pagare una tassa silenziosa diretta a rifondere i finanziatori del debito pubblico, e
non già a concorrere allo sviluppo sociale ed economico del Paese.