L’età coloniale è stata portatrice di una trasformazione strutturale nell’Africa subsahariana: le città. Queste hanno assolto la funzione di epicentri del potere, del controllo e dello sfruttamento. L’articolo analizza il ruolo strutturale delle capitali del Corno d’Africa (Addis Abeba, Asmara e Mogadiscio) e come esse abbiano ridefinito il rapporto asimmetrico con l’entroterra rurale, creando le basi delle attuali sfide socioeconomiche. Le città coloniali erano caratterizzate da una rigida segregazione spaziale, come ad Asmara, ed erano orientate a quella che si potrebbe definire “economia di estrazione”, drenando risorse umane e materiali dalle campagne. In contrasto, la fondazione di Addis Abeba da parte di Menelik II fu un atto di urbanizzazione endogena e simbolo di autonomia etiope. Asmara è l’esempio di una pianificazione italiana con un’architettura modernista e segregazionista. Mogadiscio, antico centro commerciale, fu trasformata in capitale coloniale e centro della transizione politica durante l’Amministrazione Fiduciaria. L’eredità è un sistema di disparità spaziali ed economia dualistica che rende necessario un approccio critico per un’urbanizzazione più equa.