Partendo dal valore dei luoghi nell'opera di Ingeborg Bachmann, dalla sua "topografia poetica", il saggio prende in considerazione il modo in cui la scrittrice austriaca rappresenta la sua terra natale (Heimat). Se nelle poesie giovanili prevale ancora l'idillio di una natura incontaminata, che offre sicurezza e identità al soggetto, a partire dagli anni Cinquanta è possibile osservare come Bachmann rappresenti la Heimat nel momento del distacco e della partenza, in una "liturgia del congedo". In seguito l'autrice proietta sulla regione natale, la Carinzia, il mito di una regione fuori dalla violenza della storia, di una realtà multiculturale e plurilingue, che per molti versi già risente dellla teoria del mito absburgico di Claudio Magris. Questo è particolarmente evidente nel romanzo, rimasto incompiuto, "Il libro Franza" e in alcuni racconti di "Tre sentieri sul lago". Un ruolo importante ha in questo sviluppo il rapporto con lo scrittore Jean Amery, di cui qui si pubblica una breve lettera inedita a Ingeborg Bachmann.