Partendo dalla Torino degli anni Venti e Trenta e dalla pubblicazione di "Ossi di seppia" nelle Edizioni di Piero Gobetti, Borghello rilegge interpretazioni di Montale legate a "una linea di interpretazione e partecipazione tendenzialmente generazionale" (p. 391), linea che vede critici come Geno Pampaloni e Walter Binni misurarsi con i versi montaliani. Borghello recupera quindi la figura dell'economista Federico Caffè attraverso il libro di Ermanno Rea "L'ultima lezione" e risale a un articolo in cui l'economista cita dei versi di "Non chiederci la parola", stabilendo un collegamento che, come altri, è "una delle opportunità e anche uno dei piaceri del lettore 'onnivoro'" (p. 389).