Nel testo sono interrogati i nomi della felicità, in antico e nel moderno, e il loro conseguente significato teoretico e dunque morale. La questione della mancanza di felicità, riconosciuta come un non-dover-essere, dischiude il tema della condizione umana circa l'origine e il desiderio. Si annuncia l'importanza del momento deliberativo ed emerge il discorso sulla conoscenza del Sé.