Il saggio, prendendo le mosse dal radicato pacifismo espresso da Cesare Lombroso e da molti altri studiosi di ispirazione positivista, ricostruisce l'evoluzione storico-culturale che portò la maggior parte dei criminologi italiani a sposare la scelta interventista, allo scoppio della Grande Guerra. Vengono rievocate autorevoli esponenti della psichiatria e della medicina legale, di estrazione ebraica, che nel corso del conflitto si impegnarono di persona nelle fila della sanità militare dell'esercito italiano