Nel contributo vengono brevemente illustrati i due poli opposti sul continuum dei possibili approcci traduttivi ai testi giuridici, e all’approccio mimetico viene contrapposto un approccio più funzionale orientato sia retrospettivamente al sistema giuridico di partenza che prospettivamente al sistema giuridico di arrivo. Vengono poi identificati i due fattori principali che determinano la particolare difficoltà e complessità della traduzione giuridica tra l’inglese e l’italiano: da una parte le differenze sostanziali fra i due ordinamenti giuridici, appartenenti rispettivamente alla famiglia del Common Law e alla famiglia del diritto continentale, e dei correlati concetti giuridici, e dall’altra le caratteristiche della lingua giuridica inglese, che risente di antichi retaggi di esperienze giuridiche diverse e, al contrario dell’inglese comune, è prolissa, piena di arcaismi e a tratti persino oscura. Dopo una breve panoramica delle caratteristiche della lingua giuridica inglese che possono essere fonte di problemi in sede traduttiva tra l’inglese e l’italiano sia ai livelli testuale e morfosintattico sia, soprattutto, al livello lessicale, vengono forniti alcuni esempi ai diversi livelli linguistici di strategie traduttive orientate, da una parte, al sistema giuridico inglese di partenza e, dall’altra, a quello italiano di arrivo, dove i termini giuridici vengono ascritti a tre categorie principali a seconda del loro diverso grado di traducibilità.