Il contributo si interroga in prima battuta sulla relazione che intercorre tra il sapere costruttivo stereotomico e la pratica del disegno,
inteso quale strumento di supporto al progetto. La constatata complessità formale delle strutture in blocchi lapidei a secco offre
però l’occasione per un’analisi di più ampio respiro riferita ad altri ambiti del costruire, artigianali e non, altrettanto caratterizzati da superfici
geometricamente ardite. Dai casi studio analizzati emerge il profondo legame tra forze naturali e ideazioni tecniche, la stereotomia
si è infatti da sempre confrontata con la forza di gravità, mentre l’architettura navale ha da sempre ottimizzato la forma dei propri oggetti
in funzione di fattori idrodinamici. La complessità morfologica dei manufatti appartenenti ai citati ambiti non nasce quindi da un processo
di mimesi della natura, ma piuttosto in rapporto alle forze che la caratterizzano al fine di perfezionare la forma in funzione della struttura.
In questa prospettiva di analisi il ruolo del disegno sembra storicamente secondario, emerge invece l’importanza del modello, inteso sia
come strumento fisico di progetto che come idea archetipica e quindi astratta. Proprio in relazione all’idea di modello verrà preso in esame
un ulteriore esempio di produzione di oggetti legati al rapporto forma-struttura, capace di far emergere un differente approccio, non più
di tipo intuitivo ed empirista, ma di tipo matematico, votato infatti alla parametrizzazione delle forme.