Il “miracolo economico” centrato sulla grande industria modificò radicalmente
il panorama socio-economico del Paese. A partire dai primi anni Sessanta
si registrarono mobilitazioni operaie che misero in luce l’operaio di
linea e la donna in fabbrica, protagonisti di una stagione di lotte che ebbe il
suo fulcro nell’ “Autunno caldo” del 1968-’69 e nella stagione dei rinnovi
contrattuali. La mobilitazione, in parte spontanea, nasceva dalle richieste
generali di miglioramenti salariali, dalla esigenza di rivalutare il ruolo degli
operai e di migliorare le loro condizioni economiche e di lavoro all’interno
della fabbrica. Nel 1970 fu varata la legge 300/70, meglio nota come lo Statuto
dei lavoratori, grazie alla quale era consentita e garantita l’azione sindacale
in fabbrica. A problemi, bisogni, condizioni di lavoro, esigenze di
emancipazione comuni a tutti i lavoratori corrispose la nascita e la condivisione
di un sentimento unitario che nacque e si rafforzò particolarmente
fra i lavoratori metalmeccanici, che in anticipo sulle altre federazioni e
anche sulle Confederazioni realizzarono l’unità nella Flm.