Il 2 giugno 1946 l’Italia porta a compimento il suo percorso di liberazione con le prime elezioni a suffragio universale, con cui si sceglieva l’assetto istituzionale – Monarchia o Repubblica – e contestualmente si indicavano i rappresentanti alla Costituente. Un momento evidentemente delicato e ricco di emozione, tuttavia non condiviso da tutti gli italiani della Penisola.
Nella XII Circoscrizione, infatti – quella di Trieste, Zara e della Venezia Giulia – pur essendo stati convocati i comizi elettorali, non si da seguito al voto, nel timore di un imminente cambio di sovranità a favore dello Stato Jugoslavo.
La questione, oltre che politica, assume dei profili eminentemente giuridici.
Per il confine orientale, non entrando a pieno titolo in quel processo costituente così delicato ed importante per il futuro assetto del Paese, si apre un vulnus che lo porterà ad essere emarginato nel panorama culturale, sociale e politico italiano per tutto il Novecento.