L’integrazione nell’area dell’Unione Europea ha significativamente
contribuito, in un primo tempo a stabilizzare e, successivamente, a
sostenere la crescita economica della Polonia che, a differenza di
molti altri paesi del Continente è riuscita a riassorbire lo shock della
crisi del 2008 in tempi molto brevi. Infatti, già con il 2010, pur subendo
l’effetto della lenta crescita di tutta la compagine europea, il
paese è riuscito a restituire vigore alla propria economia sino a riposizionarsi,
stabilmente, su di un livello d’incremento del proprio PIL
intorno a tassi del 4% annui.
La ricerca che si presenta in questa sede intende, in primo luogo, dimostrare
come l’adesione all’UE, attraverso investimenti mirati, gestiti
a livello centralizzato in funzione di ben calibrati obiettivi di sviluppo,
abbia consentito al paese di migliorare le condizioni di vita della propria
popolazione e stabilire valide premesse per il suo inserimento in
un contesto di internazionalizzazione dell’apparato produttivo e del
modello dei consumi interni. Il contributo, inoltre, affronta la delicata
questione della coesione territoriale dello sviluppo regionale evidenziando
come, a fronte di aree intensamente attive nel processo di
crescita economica, tra le quali la regione della Pomerania, sussistano
tutt’ora sacche di stagnazione e realtà affatto inserite nel contesto di
un moderno processo di innovazione e crescita.
Il nucleo centrale della ricerca di cui si presentano i risultati, ruota
intorno all’approfondimento dei meccanismi virtuosi di pianificazione
regionale per evidenziare e isolare le prassi da cui sia possibile far
discendere i risultati maggiormente positivi in termini di rimodulazione
e vivacizzazione del tessuto produttivo.
Infine, con l’intento di avanzare talune ipotesi circa la permeabilità
e replicabilità delle politiche territoriali, vengono prospettate alcune
considerazioni in ordine alla sussistenza dei vincoli che, in concreto,
rischiano di comprometterne la pratica trasferibilità nelle regioni
tuttora marginali.